Creative Work 2012-13

Poesie ispirate a Elio Pagliarani

Published on 30.12.13  ♦  by G Ania

POESIE ISPIRATE A ELIO PAGLIARANI

Anthony Cristiano

Il cancelletto di Castro Laurenziano

Come ricordarlo?

Mi sono steso

col busto sul letto,

con tutti i vestiti,

prima del crepuscolo

— solo la lucina

nel bagno accesa —

e mi sono saliti alla memoria,

come in punta di piedi

i ricordi dell’università:

come mi alzavo presto

per sedermi ai primi banchi;

all’alba, aspettando che aprissero

il cancelletto.

Così ho pensato alla poesia

del film, di scrivere

che i Ford, i King…

i cavi, le antenne, i satelliti…

che ce li spiccicano davanti,

quei muri contigui che

rubano cornice al cielo;

che sappiamo di loro?

cosa vogliono da noi?

Quell’anima, accasciata

al cancelletto, invecchiata

nel ricordo riarso…

Cos’è quel passato

che sale a turbare

la nostra noia?

La luce, diminuiva

lentamente, portandosi via

il sentimento

del cancelletto,

mentre io rimanevo steso

a guardare il biancore del soffitto.

Le note della memoria

            Quelle cupide note degli anni ottanta,

cariche di giovinezza,

                                              che balzano tra i muri

       di quell’enorme casa di pietra,

                                                         affranta

                       da sacrifici in pegno

                                        a sventurati ardori;

            quella canzone strappalacrime,

                                                    serbata in sogno

            da generazioni di aspiranti

                                                    cultori del progresso

            che uno storico isolamento

                                                    colorò di fabbisogno,

            quelle spesse mura

                                                    d’un cuore inconfesso;

            s’impadronirono improvvisamente

                                                                della memoria

            spaurita,

                         raggelata nel pensiero di chi si è perso

                                                      tra sibili sconosciuti,

                                       tra pietre scolpite di perentoria

            logica moderna

                                               marmorea

                                                                         dell’umano universo;

            e, confuso, ne vomitai dall’animo

                                                             per un solo attimo

            i contorni arcani,

                                                                      dei ritmi binari e sordi

            la vittima.

 

Poi sei venuta ad incontrarmi

Poi sei venuta ad incontrarmi

all’incrocio di St. George e Bloor

con la pioggia inaspettata,

che scorreva sul tuo sottile

cappottino estivo. Quel primo incontro

interrato e irrigato dal chioccolio

sordo di gocce infreddolite

che rigavano i nostri visi; i primi

sguardi trafilati e un borbottio

di parole con la promessa

che ci saremmo poi rivisti.

Il ritrovo fortunato nel locale

meno adatto, e un fiume di parole

scroscianti di piacere per noi due,

incuranti degli altri avventori

impediti dal torrenziale vocio

irritante, e un carrello da spostare.

E poi iersera… altro chiacchiericcio!

Non può svanire il tepore di iersera,

intessuto in un cuore non taciuto

a chi attende la primavera;

quel nostro primo incontro

è cresciuto, col sudore della pioggia,

e quella storia che il mondo esorta

a farsi forza nella speranza,

matura alla luce di quest’amore.

Tu mi chiedi come faccio

ad esser certo, del sentimento

che guidar dovrebbe l’intelletto;

ed hai ragione, questo dubbio

è più antico d’ogni poema

che ne canta il dolore.

Ma è nel dubbio ch’io imparo

la certezza, la certezza dello spirito

che è in me, che è in te. È l’immagine

il miracolo che dà forza a questa fede

— ed è la tua ch’io canto, rovesciata

su un muro di Walmer Road, dei tuoi

capelli lunghi, carichi di rivoli d’acqua

giunti a dissetar le labbra asciutte

d’un uomo innamorato della vita

al cui stupore non si abitua.

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